Editoriale
L’ANNO CHE VERRA’
L’anno che verrà non sarà né lieve né facile. Ma, del resto, nemmeno quello che sta per concludersi è stato “semplice”. Così come gli anni immediatamente precedenti o l’ultimo decennio in generale. Con un’accelerazione nell’ultimo quinquennio, in specie. E non si presume che pure gli anni a venire potranno essere definiti di “navigazione tranquilla”. Tre sfide, in particolare, ci sono di fronte, e tutte impegnative. Non di meno, interconnesse tra loro, per più di un aspetto. La prima attiene alla prossima VQR 2004-2010, ormai alle porte. Con tutto ciò che essa rappresenterà in termini di valutazione, e dunque di finanziamento, per i nostri atenei e per la pedagogia italiana, in tali contesti. La seconda riguarda il ridisegno complessivo (già in corso) delle nostre università, con le facoltà che scompaiono, e con le scuole che talora subentrano, ma soprattutto con i nuovi dipartimenti quale luogo originale e innovativo di ricerca e didattica. Due impegni da cogliere e pensare in forma sinergica e combinata. Prospettica. Da dove veniamo, ci è noto. Ma dove vogliamo tendere, a vantaggio delle nostre discipline, di noi stessi e, particolarmente, dei nostri allievi (il nostro “domani”), non può ripercorrere logiche antiche e ormai desuete, recriminare o rimpiangere un passato che non c’è più (e che, per taluni aspetti, è bene lasciarsi alle spalle), “resistere” o immaginarsi scenari impensabili e improponibili. Piuttosto: è nostro compito, tipicamente di chi ha maggiori responsabilità di governo, e quindi di “profezia”, prevedere, dai molti segni presenti, il “futuro che verrà”, così da abitarlo e farlo abitare, possibilmente da tutti. Infine, il terzo “appuntamento”, a partire dal 2012, e che, secondo le recenti affermazioni del Ministro Profumo, dovrebbe avere cadenza annuale, concerne le abilitazioni scientifiche nazionali per l’accesso alla prima e seconda fascia di professore universitario. Tre scadenze, ripeto, che richiedono una strategia comune e condivisa, a livello locale, così come una prospettiva e un respiro nazionali. L’augurio per il 2012, che allora ci formuliamo reciprocamente, può essere sintetizzato in “unità e impegno”. Unità nel costruire il “nuovo”, e impegno a renderlo fruibile, dal nord al sud del Paese, isole comprese. Michele Corsi
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